Ogni anno, il 29 settembre, Caltanissetta celebra il suo patrono, San Michele Arcangelo, con una festa profondamente radicata nella storia e nella tradizione religiosa della città. Il culto dell’Arcangelo, presente a Caltanissetta dal XVII secolo, è legato a un episodio miracoloso avvenuto durante un’epidemia di peste.
Secondo la tradizione, il frate cappuccino Francesco Giarratana avrebbe visto San Michele nelle vesti di un soldato mentre impediva a un uomo appestato di entrare in città. Dopo l’episodio, nei pressi di una grotta in contrada Calcare fu costruita una piccola chiesa dedicata al Santo. La popolazione, riconoscendo nell’intercessione di San Michele la protezione dalla peste, lo proclamò patrono della città nel 1625.
La festa patronale rappresenta ancora oggi uno dei momenti più sentiti dalla comunità nissena. Il momento centrale dei festeggiamenti è la solenne processione del simulacro, che inizia al calar della sera. La statua lignea di San Michele, realizzata nel 1627 dallo scultore Stefano Li Volsi di Nicosia e conservata nella Cattedrale di Santa Maria la Nova, viene portata a spalla per le vie del centro dai fedeli, alcuni dei quali scalzi. La processione è accompagnata dalla banda musicale, dai bambini vestiti con il costume del Santo e dalla partecipazione delle autorità civili e religiose.
Particolarmente suggestivo è il momento dell’uscita del simulacro dalla Cattedrale, accompagnato dal grido tradizionale dei portatori: “E gridammu tutti! Viva u Principi San Michele Arcangilu”. È un’espressione della forte devozione popolare che da secoli lega San Michele alla città di Caltanissetta.
Alla celebrazione religiosa si affianca la tradizionale Fiera di San Michele, le cui origini risalgono al Medioevo. La fiera, legata storicamente al periodo di fine settembre che precedeva le nuove attività agricole, contribuisce a trasformare la festa in un appuntamento che unisce fede, storia, tradizione e vita cittadina.